Saggio Critico

Quella che definiamo genericamente scultura – ma al giorno d’oggi il termine si riferisce a una resa di forme tridimensionali che non riguarda lo scolpire in senso proprio – si basa su una forte abilità manuale, una capacità di operare sulla materia con padronanza ed energia.
Ma da tempo immemorabile alle spalle di questa energica destrezza sta un senso della forma assolutamente puro, addirittura immateriale: è quella  padronanza del segno, cioè del disegno per intenderci, che sta alla base della realizzazione artistica.
Per trattare della produzione, anche la più recente, di Stefania Scarnati, partirei appunto di lì: da quel leggero, saettante vibrare dei suoi percorsi grafici, specie se matrici di tirature a stampa; dove l’immagine è un guizzo, dietro al quale ci figuriamo il correre di una mano insieme sicura e fantasiosa.   E’ una padronanza di mestiere che asseconda, appunto, una travolgente fantasia: quasi un séguito modernissimo e indipendente delle ideazioni futuriste.
Il tema del nastro (nastro luminoso, nel senso che si presta a interpretare raggi e scariche di luce) permane nell’attività scultorea di Stefania Scarnati, e come procedimento e come effetto: soprattutto quando si osservi che le sue recenti sculture sono deliberatamente nastriformi, senza perdere, nonostante ciò, la loro consistenza tridimensionale.   Ella si impegna preferibilmente in modellazioni plastiche che fanno assumere alla materia una pastosa morbidezza come di stoffa; tanto più questo effetto si fa intenso e vibrante, percorso da un’animazione vitale, nell’uso del materiale plastico con il quale l’artista ora si cimenta con passione.
Si tratta di tecnopolimero, che la impegna in un’esecuzione veloce perché è necessario lavorarlo fin tanto che non si raffredda.   Dalle sue mani escono così oggetti decorativi, quando non veri e propri gioielli, con una predilezione per le strutture circolari - che siano ad anello o cilindriche - : morbidi e scattanti ad un tempo, arricciolati ma insieme potenti.
In questa passione che l’artista, padrona di svariate tecniche, mostra per materiali  nati dalla cultura tecnologica, è giusto leggere una sua intensa identificazione con la realtà presente; che è insieme la certezza dell’avvenire dell’arte, dove la creatività non è attutita dai nuovi procedimenti tecnici e da nuovi strumenti, e che si pone al di sopra di ogni tradizionalismo, senza obliterare lo stimolo culturale e fantastico del passato.   Tanto è vero, a questo proposito, che le strutture a colonna cilindrica, appena modellate plasticamente, richiamano stele archeologiche di remoti paesi.
Oltre tutto, come si diceva, gli oggetti in tecnopolimero richiedono un’esecuzione veloce perché si mantenga la malleabilità del materiale prima del raffreddamento; e questo ritmo incalzante ci si comunica come una gioia creativa: sapienza, certo, rapido governo delle forme, ma insieme libera istintiva scioltezza.   Corone dunque, di festa, di trofeo, di vittoria.   La gioia creativa dell’artista ci si comunica come stimolo; di questo dobbiamo essere grati all’arte: di sublimare tutto quel che tocca.
                                                                                                         
 Rossana Bossaglia
                                                                                                       Milano, maggio 2002


Stefania Scarnati     Proiezione all’infinito     Una linea irrefrenabile percorre, incide e rafforza la continuità di lavoro di Stefania Scarnati. E’ una linea vitale, spirale di sentimento intimo, vocalità pulsante animata nelle anse di voluttà esistenziale, di fremito palpabile, di anelito all’eccelso ideale oltre la misura e oltre la quota della realtà. Simbolo e surreale si coniugano nelle volute di inconscio librate nello spazio di sogno e libertà. Le tensioni diagonali oppure le sedimentazioni in verticale sottolineano la scansione progressiva di emotività profonda, radicata nel tempo e proiettata al futuro.   All'inizio, e per anni intensi, furono percorsi astrali, nastri tracciati nello spazio, comete di luminosità siderale. Evolvevano proiettate all'infinito, fonti di spontaneità come fenomeno naturale, tendevano a superare il perimetro dello spazio e proseguire indomite oltre i confini della tela. Veleggiavano assorte eppure felici nella sinuosità musicale di andamento armonico e costellavano la visione nella modulazione cromatica di stupore e mistero.    Era pittura e sanciva vibrazione di scatto, movimento e corporeità di quel nastro irrefrenabile oltre le vette del cielo.    Eppure lo spazio dipinto e la densità della cometa attendevano, chiedevano o preludevano, ben altro volume.    Cammina cammina Stefania Scarnati incontrò un giorno un polimero che si aggirava per fabbriche ed aziende con grande dignità professionale ma ambiva a nobiltà culturale.   Si conobbero in un tardo pomeriggio quando il sole calante osservava sorgere la luna e cospargersi le stelle nel cielo.   Lui si presentò con garbo e spiegò d'essere un materiale chimico, un interprete dei tempi moderni, disse anzi con malcelata modestia di essere un "tecnopolimero" e confessò una personalità rigida e rigorosa ma promise di essere duttile e malleabile.   Lei lo guardò attentamente, in un attimo percorse mille pensieri e si fidò.   Decise di transitare dalla chimica dei colori alla chimica del nuovo materiale, affrontò altri strumenti di lavoro, apprese nel dialogo con la materia i segreti di una modellazione ben diversa dal consueto rapporto con carta, creta e gesso.   E non si pentì.   Ora quella linea irrefrenabile ha conservato l'anima e ha conquistato il volume per correre nello spazio e occuparne porzioni con felice libertà.   La linea è diventata corpo, materia e scultura.   I filamenti ora sono traccia tangibile.   Si delineano come sedimentazione di realtà, come reperto di tempo e civiltà, testimoniano presenza e creatività, alludono a origine e futuro.    Si accumulano nella continuità di linea e movimento come stratificazione della storia o trascrizione di codice genetico.   Divengono racconto o suggestione esistenziale, dalla linearità al nodo, dal groviglio allo scatto di nuova determinazione, dalla linea ascensionale alla palpitazione dell'attesa.    Stefania Scarnati ha denominato queste opere "Artépore®" determinando nell'accezione femminile del termine una condizione di grazia e delicatezza, suggerendo forse affetti ed intesa di indissolubile legame.   Si tratta di neologismo adottato dall'artista ma un significato inconscio e radicato nell'etimologia esiste e rafforza la scultura.    In greco antico "poros" indica "passaggio".    Dalla materia alla creatività.   Dall'astrazione dell'idea alla corporeità della traccia.    Dal perimetro del reale alla conquista dello spazio.    E più si proiettano nello spazio, meglio vivono le opere, naturalmente protese a ergersi come linea continua, come senso dell'infinito o incanto di flessuosa incessante dinamica pur nella fisicità statica della materia cristallizzata.    Lucente e morbida quasi il vento persuadesse le sue forme, la scultura si propone come reperto vivo, come attimo di vibrazione, forse promettendo o minacciando di assumere a breve altre fattezze e correre ancora verso il punto prospettico più alto dell'idea.    La vela pare issare se stessa, animata dalla libertà interiore che sale e tende verso l'alto come ritmo spontaneo di irrefrenabile anelito.   La luna non ha fine, non allenta lo sguardo, non deroga al fascino la sua struttura di spire e linee, si dispone in movimento continuo come eternità di mistero.   La stele stratifica il racconto come la storia si compendia nella colonna, nell'obelisco, nel menhir.   E' segno dell'uomo, di fatica, di gloria, di passato mai trascorso e sempre proiettato al futuro.   La grande dimensione svetta nello spazio e lì luce e materia nella conquista del volume accendono il senso poetico della scultura.    L'abilità tecnica sviluppata nel dominio del materia e nella padronanza delle sue caratteristiche consente a Stefania Scarnati anche la realizzazione di lavori in proporzioni contenute, tanto da ottenere persino la configurazione del monile.   E' un altro traguardo ambito per la personalità del polimero, che dalla vocazione industriale, conquista la nobiltà del gioiello.    Nella limitazione del piccolo formato non si disperdono luminosità e sinuosità avvolgente del lavoro di Scarnati ma è indubbio che l'anima espressiva del nastro continuo pretenda l'allusione dell'infinito e la mobilità di un lungo percorso.    Acutamente Rossana Bossaglia inquadra "quel leggero saettante vibrare…..dove l'immagine è un guizzo, dietro al quale ci figuriamo il correre di una mano insieme sicura e fantasiosa".    Risulterebbe naturale affrontare ora l'argomento spazio nella considerazione corrente della scultura.    Ovvero la concezione nel luogo comune, la sudditanza ad altre discipline, la soccombenza ad altre mode, l'insensibilità alla ubicazione civita ed alla collocazione urbanistica.    La scultura era e rimane una nicchia della sensibilità, una lettura rara e raramente frequentata, mediamente confusa con l'oggetto e relegata all'accoglienza di pochi cultori.   Motivo ulteriore per valutare la coraggiosa scelta di Stefania Scarnati, già dotata di ampio consenso in pittura e nell'incisione, motivata nell'affrontare un nuovo linguaggio, consapevole delle asperità ma convinta nell'assecondare propensione e affinità.    Coerente nella continuità di percorso, determinata nel tradurre gli spazi della pittura nei volumi della scultura e proiettare il proprio lavoro nella dimensione dell'infinito.   Perché il "passaggio", saetta, luce e forma, conduca l'idea ad approdo sicuro.    

Claudio Rizzi                                                             Milano, aprile 2004



Stefania Scarnati
ANTOLOGIA CRITICA

Galleria d’Arte Eidac  -  via Ronchi 39 - Milano - 16/31 marzo 1976
Galleria d’Arte Dolfin -  via S. Agnese 12 – Milano 9/21 dicembre 1976
“…. Si potrebbe dire che l’artista dipinge i pensieri suoi ed in parte nostri, e lo fa con una tecnica che sembra obbedire unicamente ad un dettato interiore Nel grande spazio bianco, comincia a disegnare forme che tendono a materializzare un concetto, od un frammento di immagine che è un simbolo, e poi, via via aggiunge altri elementi che si intersecano e si sovrappongono come obbedendo ad un impulso di ordine e di armonia che le consente di raggiungere accordi che possiamo definire musicali.   Così, le forme simboliche si muovono in una sinfonia di colori luminosi, generalmente caldi, dorati, carichi di una vitalità che hanno assorbita dall’atmosfera….”
                                                                                                                                                                         Dino Villani
Milano, gennaio 1976

Club Malaspina – Segrate (MI) – settembre 1989
“….Il suo stile segue una lenta e logica evoluzione.   Pressochè abbandonate le forme, mantenute invece, come se fossero un interiore necessità, le curve.   Curve profonde, come abissi da esplorare, o morbide come leggere onde sulla spiaggia.   Così, senza accorgersene, le sue raffigurazioni piacciono a tutti, senza necessità di chiedersi perché; forse perché sanno esprimere o suscitare qualche cosa di inconsio ma presente in tutti…..”
E. Sciarini
Segrate, ottobre 1989


Centro Culturale S. Alessandro – via Garibaldi 3 – Bergamo -  17/29 marzo 1990
“… nel suo universo pittorico S. Scarnati procede con l’autonomia di chi sa far convivere problemi aperti, o le contemporanee presenze di elementi tra loro apparentemente opposti: tempo sospeso e tempo presente, volti umani affermati e fisionomie sfuggenti, aperture su realtà astrali e riflessioni su microcosmi quotidiani… Il divenire delle sue linee e dei suoi colori può raccontare qualcosa di tutto ciò, insieme alla sua indagine sull’affiorante mistero dell’inconosciuto…”
F. Noris
Bergamo, marzo 1990

Galleria Petrofil – viale Tunisia 29 – Milano – 2/30 maggio 1991
“….Nel caleidoscopico avvicendarsi di luci psichedeliche, Stefania Scarnati costruisce un suo mondo preciso e ben delimitato, dove il colore brilla ma non delira, la forma continuamente diviene, ma non si ribella ai dettami di un’armonia che la rinserra e le conferisce, in ogni caso, un volto.   E l’ansia di ricerca si palesa non già nelle acrobazie senza senso di un funambolo, bensì nell’indagine sempre più approfondita dell’origine delle cose, biologica quanto spirituale, tecnica quanto poetica, istintiva quanto razionale, con l’unico intento di raggiungere il bersaglio di una creatività che è esplorazione della segreta matrice dell’arte….”
Mario Monteverdi
Milano, 1990

Cappella Francescana – via Nonastero 2 – Noli (SA)  - 8/14 luglio 1991
“…Stefania Scarnati ha molto da dire e come tutti gli artisti che hanno molto da dire, lavora infaticabilmente svolgendo la sua storia lungo un filo che ognuno può vedere se guarda la sequenza dei suoi quadri.   Allora si vedono cose meravigliose che non sono solo isole, onde, sipari, baratri; sono fantasie di gioia o di dolore, di amore o di odio, di pace o di violenza, di sottomissione o di orgoglio….”
Nando Cristofori
Milano, 1991

Sala Consiliare – Basiglio – Milano 3 – 30 novembre / 1 dicembre 1991
“….Così ho visto nascere alcune delle tue migliori incisioni, ti ho veduta provare e perfezionare con cura le acquetinte, ho preso a conoscere e ad apprezzare quelle tue superfici volventi….  Il tuo mondo, un mondo nel quale il ritmo – sia nella più severa acquaforte, sia nel più brillante dipinto – ha un valore predominante insieme con l’architettura della composizione, sembra suggerire un fluire continuo di pensieri e fantasie sereni e poco misteriosi: pare quasi che quei tuoi rotoli e ventagli e fogli costituiscano la scenografia aggraziata per una danza lieta….”
Marco Bottelli
Milano, ottobre 1991






Palazzo del Parco- Bordighera (IM) - “Magico Blu” - 1/14 aprile 1994
“….Le opere più affascinanti sono quelle con le quinte illuminate da squarci improvvisi, o le sfere che tagliano selve di grattacieli, o le sfere che ricordano i mondi di Arnaldo Pomodoro, con tagli segreti che nascondono paludi oscure e piene di vita .O anche i dipinti dove un filo di nastri veleggia poeticamente, metafora della vita, talvolta spezzato, talvolta leggero e frammentato liberamente….   La via per un artista è sempre dura e difficile quanto più i suoi traguardi sono alti e nobili e che Stefania insegua un grande sogno è indiscutibile.   La qualità del suo impegno è evidente; la sua ricerca è una sfida quotidiana, umile e rigorosa, che non si accontenta di effimere lodi…”
Gina Avogadro
Milano, giugno 1994






Galleria LaSfera - Milano  aprile 1995
…Stefania Scarnati è una di quelle poche artisteche hanno saputo evolutocreare un unico universo per la ricerca nelle tre direzioni che l'arte propone: pittura sculture incisione. In ognuno di questi campi lei ha un unico filo conduttore, una precisa poetica che sviluppa come uno scrittore farebbe nel lungo racconto di un romanzo…..
Antonio Carbè
Milano, aprile 1995


Palazzo Sormani - Milano -  novembre 1995 - "La luce lo spazio"      
Volendo fissare un titolo che sintetizzi il modo di operare di Stefania Scarnati, affiora spontanea la definizione: Sogni di un agrimensore poetico.
Agrimensore poetico in quanto, nelle opere dell’artista, si evidenzia una costruttiva misurazione di spazi, calcoli capaci di delineare volumi mossi da una sensibilità, dettata, questa, non da spirito di geometria ma da una ricerca sorretta da una visione che intuisce – o sogna – forme inconsuete, seguendo regole rinnovatrici nel modo d’essere delle trasfigurazioni e delle solidità.   Perché è evidente la saldezza delle invenzioni di Stefania Scarnati.
Effigia, le sue, passate attraverso un filtro onirico che permette loro l’assunzione di significati non appartenenti al mondo dell’esperienza quotidiana (geometrico).
Immagini trasformate appunto in agrimensura da una sicura capacità espressiva; attitudine, questa, che sa sconfinare in una musicalità diversa, suonata con ritmi e vuoti, affascinanti per l’occhio piuttosto che per l’orecchio, come può succedere quando si riesce a far emergere segni, forme e volumi altrimenti sommersi dalla liquida memoria dei sogni.

                                    Gian Franco Grechi
                                                 Milano, ottobre 1995

Palazzo Sormani – corso di P.ta Vittoria 6 – Milano – “La Luce – Lo Spazio”- 7/30 novembre 1995
“…. La concezione dello spazio costituisce uno dei momenti più importanti della riflessione immaginativa e dell’operazione espressiva di un artista. Si tratta di un problema, del resto, che attraversa tutta la storia dell’arte restando per certi versi sempre irrisolto, pur nelle numerose e più libere declinazioni formali che le avanguardie artistiche del secolo hanno dato all’apparizione delle immagini. Stefania Scarnati non sfugge alla necessità di fronteggiare e risolvere questo problema e la fa costruendo con una architettura affatto personale le sue immagini che sembrano infatti in bilico tra una ambientazione di sapore surrealista ed il rigore di riferimenti spazialisti…”
Enzo Di Martino
Venezia, settembre 1995



Galerie Le Patio – 39, rue  Clément Roassal – Nizza – 30 maggio/17 giugno 1998
“….Un’acqua–spazio verso la quale volano e veleggiano oggetti in libertà, vele che potrebbero essere alianti, ma anche boomerang, forse per poter tornare all’artista che ripetutamente li rilancia, traducendoli in palloncini volanti, o in aquiloni dalle forme flessuose.   Al di là di Valichi invalicabili, eppure aperti, disponibili, sempre meno asettici, perché l’acqua, non più spazio freddo ma fluido, creativo, generante, imprime loro una caratteristica diversa, più avvicinabile, più umana, più terrestre, più…femminile…”   
Lucio Martelli
Bordighera, giugno 1998


Galleria 111 A. Miroglio – corso di P.ta  Romana 111 – Milano – “Idee da Toccare”- 25 nov/18 dic.1999
“…. Questi e altri pensieri ci fanno visita davanti alle opere di carta, in tela, in polimero di Stefania Scarnati.   Qui la geometria del Novecento è già fantascienza, il nastro – sogno costruttivista -.   Costruito anche il cosmo.   E noi abbiamo femminilmente questo universo solido.   Tuttavia il Novecento ci ripropone il concetto italico universale – quello della metafisica.   Ed ecco che il senso della piazza–teatro italiana, lo spazio onirico-filosofico di Piero riempie la mente, quindi diventa protagonista dell’opera della Scarnati, donna determinata come spesso sono le donne-artiste: più del lecito, resistenti oltre natura…”
Evelina Schatz
Milano, novembre 1999


Galleria 111 A. Miroglio – corso di P.ta Romana 111- Milano –“Idee da Toccare” -25 nov/18 dic 1999
“…. Stupisce la proliferazione delle forme, dettata anche dalla necessità di una lavorazione rapidissima, prima che il polimero asciughi e solidifichi.  E’ come se una foga ossessiva s’impadronisse dell’artista obbligandola ad uno straripante andirivieni di una forma allungata, un nastro, che di continuo ripiega su se stesso abbracciando e inghiottendo in parte, le superfici più disparate, dal vaso al bicchiere, dal piatto alla statuina al portaombrelli; cioè forme preesistenti che vengono assalite e trasformate da quest’impeto creativo dirompente, che sgorga come lava inarrestabile, rendendo l’oggetto, anche il più banale, scultura smagliante che brilla del rosso lacca, o del bianco di neve, o del nero dell’ebano…”                                                                                                                Maria Campitelli
Trieste, febbraio 2000


Museo di Badia Isola – Monteriggioni (SI) – “Percorsi e Soste alla ricerca della Luce”  29/4-25/ 5  2000
“…. La Luna è simbolo della conoscenza indiretta, discorsiva, progressiva, fredda. Astro delle notti, con cui la Scarnati evoca metaforicamente la bellezza ed anche la luce dell’immensità tenebrosa. Ecco il mito della Luna che ha accompagnato l’uomo in ogni spazio del globo, (e che accompagna l’artista) che ha caratterizzato e caratterizza vita, costumi, religioni, credenze e arte, di nazioni e popoli, dall’inizio della apparizione dell’uomo sulla terra ad oggi.   … Così Stefania Scarnati affronta il mito della Luna, dolce e delicata “falena” della notte, attraverso i colori della sua tavolozza, l'essenzialità di una grafica precisa ed invidiabile, una infinita poesia fatta di incanti e incantamenti….”
Gilberto Madioni
Siena, marzo 2000

Galleria Porta All’Arco – via S. Pietro 57 – Siena  “Luci e Ombre di un Immaginari Percorso”  25/6 . 14/7/00 
“. A Stefania Scarnati, proprio per il fatto che i segni divengono sogni, immagini e ritratti, non sta a cuore il movimento fine a se stesso, ma lei, e per lei, il movimento diviene un immutabile generatore di forme, una continua matrice trasformatrice dell’ambiente e della natura, che ella pare concepire come perfetta unione e fusione tra cosmo e terra, tra spirito e materia, tra forma e sostanza. Contrariamente a quanto la prima percezione visiva potrebbe indurre a pensare, i vitali dipinti e le fascinose e affascinanti sculture della Scarnati non sono realizzazioni geometriche, meramente intese, ma traggono dalla geometria il frutto poetico e la capacità rappresentativa, di linee e piani fusi da intersezioni, stratificazioni, sovrapposizioni, dove la luce assume iridescenti apparenze, per diffondersi in soffuse dinamicità e velate morbidezze….”
Luciano Lepri
Perugia, giugno 2000


Galleria 111 A. Miroglio – C.so di P.ta Romana 111- Milano - “Gioielli Sculture”  9/31 Novembre 2001
“… Stefania Scarnati impiega ancora il suo materiale prediletto, il tecnopolimero, inteso come una scultura in miniatura - in libera caduta a nastro pieghettato – come nelle sculture. Solo che ne escono collier, ciondoli, coccarde luccicanti con dentro pietre luminescenti…”
Maria Campitelli
Trieste , dicembre 2001